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Feste in Calabria: la Pasqua tra religione e folklore con i Vattienti di Nocera Terinese

La Pasqua si avvicina e, in Calabria come in tutta Italia, le feste popolari storiche e religiose sono scandite da cerimonie folkloristiche tramandate da padri in figli anno dopo anno.  Tra le più suggestive e visitate della Calabria si annovera il tradizionale rito religioso dei Vattienti (Battenti) di Nocera Terinese, un paesino di meno di 5 mila anime sul versante tirrenico della regione, in provincia di Catanzaro. Il rito ha origini molto antiche, risalendo al 1473 ed ha le sue radici nei riti di autoflagellazione praticati  fin dal Medioevo dai monaci. Nati inizialmente come pratica di autopunizione e di richiesta di espiazione dei peccati, questi riti furono condannati dal Vaticano ed in alcuni casi vietati dalle forze dell’ordine, ma tornarono vivissimi alla fine degli anni ‘90 del novecento,  come atto di partecipazione e unione simbolica alla sofferenza di Cristo, al fine di celebrare la flagellazione e la morte che esso subì per offrire a tutti la resurrezione.
Si tratta in effetti di una cerimonia molto forte e di particolare impatto emotivo in cui, il venerdì santo ed il sabato prima di Pasqua, i fedeli penitenti partecipano alla suggestiva processione della Madonna Addolorata per le vie del paese percuotendosi le gambe con degli strumenti penitenziali, costruiti per l’occasione: il “cardo” e la “rosa”. Il primo è un disco di sughero sul quale sono infisse, con l’aiuto di cere vergini, tredici schegge di vetro rappresentanti Cristo e gli apostoli (indicativo che la scheggia che simboleggia Giuda traditore sia più sporgente rispetto alle altre). La rosa è anch’esso un disco di sughero levigato, utilizzato per ripulire il sangue che scorre copioso dalle ferite. La testa dei Vattienti è avvolta da un panno nero e da una corona fatta con rami di asparago selvatico, la “sparacogna”. Sono legati con una cordicella ad un'altra figura che segue il loro tragitto portando con se una Croce, l’Ecce-Homo, il quale rappresenta il Cristo che viene portato da Pilato per essere giudicato.
Durante la processione i Vattienti vengono seguiti o accolti sull’uscio di alcune abitazioni da persone che versano del vino sulle ferite, per disinfettarle.
Il rito culmina con i Vattienti che si fermano ai piedi della statua lignea della Madonna Addolorata, risalente al 1300, percuotendosi e versando il loro sangue ai piedi della Vergine.
Si tratta, come evidente, di un evento di forte impatto emotivo sentito con passione dalle centinaia di persone che ogni anno prendono parte con entusiasmo alla cerimonia ma anche da quelle migliaia che, con gli occhi del turista curioso, vogliono scoprire le tradizioni del folklore calabrese e celebrare la Pasqua in Calabria a 360 gradi.

Pubblicato il 31/03/2017

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